Sabato 19 Novembre ore 21.00 - Domenica 20 Novembre ore 17.00 e ore 21.00
Teatro Onaosi Maschile - Elce – Perugia

Compagnia dell’ Aurora
KNULP
Storia di un vagabondo
Spettacolo teatrale
tratto dall' omonimo romanzo di Hermann Hesse

adattamento e regia di
Mario Coletti

in ordine di apparizione:

Knulp, un vagabondo – Fabrizio Romondini
Rothfuss, un conciaio - Iwan Manzoni
Lis, miglie di Rothfuss – Elisa Alunni
Barbara, una domestica – Ilaria Manzoni
Schlotterbeck, un sarto – Stefano Visciotti
Il Dottor Machold – Marcello Manuali
Lina, governante di Machold – Mariella De Masi
Knulp da ragazzo – Pietro Catalini
Franziska – Marta Zerbini
Il fidanzato di Franziska – Samuele Cuneghi
Schaible, uno spaccapietre – Paolo Zafarana

direttore di scena
Patrizia Placidi

luci e audio/video
Paolo Cecchini e Marco Millucci


Scritto in due riprese, tra il 1908 e il 1915, anno della pubblicazione, il racconto “Tre storie dalla vita di Knulp” delinea un personaggio chiave nell'opera di Hermann Hesse, quello del vagabondo, protagonista di un perenne viaggio, di un percorso ideale che con il grande autore tedesco proseguirà fino a Siddharta.

Il vagabondo di Hesse, Knulp, è a metà strada fra il Wanderer, il viandante del romanticismo di cui è discendente diretto, personaggio ancora ricorrente nella letteratura di quell’epoca, e il vagabondo di Charlie Chaplin, che esordirà nel nascente cinema solo un anno più tardi, e del quale Knulp con il suo sorriso anticipa e richiama la divertita malinconia.

Dedito fin dalla prima giovinezza al vagabondaggio, Knulp è per sua scelta un uomo senza patria e senza stabili legami, perdigiorno e buono a nulla se visto nell'ottica dei borghesi e sedentari, eppure inquieto e instancabile messaggero di libertà, di sogno e di nostalgia. Knulp è ricco di talenti, tanto da far invidia ai coetanei, originale e brillante, amato e ricercato da tutti, noncurante dei limiti comunemente stabiliti, fedele a una sua morale sobria e decorosa, rifiuta qualsiasi tipo di lavoro fisso e gira alla larga dalle imposizioni e dagli obblighi sociali, nei quali stenta a riconoscersi.

Le sue rapide apparizioni squarciano le nubi della monotona vita dei villaggi come una folata di vento primaverile. Egli affascina tutti, uomini e donne, con la sua semplicità, le sue maniere raffinate, con le sue doti di poeta di strada che improvvisa in quattro e quattr’otto versi o canzonette. Knulp si concede a tutti con generosità e sincerità, accettando l’ospitalità che gli amici gli offrono in cambio della sua piacevole compagnia, ma evita di inoltrarsi nelle maglie troppo strette di legami che la sua anima non potrebbe tollerare.

Knulp, tuttavia, con tutte le sue doti, con la sua esistenza libera e apparentemente felice, è anche una persona per certi versi tormentata, provata dalla difficoltà dei rapporti umani; consapevole di come tra due persone, per quanto vicine possano essere, vi sia sempre un abisso. E così le sue scelte non sono prive di rimpianti: alla fine Knulp, ormai malato, si interroga sul suo passato, domandandosi se ha davvero avuto un senso restare solo, senza cercare di costruire nulla di concreto. E trova risposta nella serena accettazione del suo ruolo del mondo; nella consapevolezza che solo in quel modo, giusto o sbagliato che fosse, egli avrebbe potuto vivere.

Da “Peter Camenzind” a “Siddharta”, per Hermann Hesse il viandante è l’espressione di una ricerca continua verso una felicità diversa, il lungo e difficile cammino per trovare se stessi, il contrasto tra l'amore per la vita e la ricerca spirituale, la lotta contro le regole del mondo borghese per affermare valori più autentici: ecco la poesia del viandante che Hesse ci racconta, ogni volta con rinnovato stupore e meraviglia quasi fanciullesca. La poesia dell’uomo libero.

Mario Coletti

 

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