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Chiacchierate
teatrali HEMINGWAY E LA SCRITTURA COME FORMA DI ESPRESSIONE TEATRALE |
LUNEDI' 29 OTTOBRE ORE 21.00
CINASTIK - LETTERE E CAFFE' - VIA DEI PRIORI PERUGIA
INTERVIENE
GIUSEPPE PANELLA
INTERAZIONE TEATRALE
ELENA GIANNONI
IL PRINCIPIO DELL’ICEBERG E LA TEATRALIZZAZIONE DELLA SCRITTURA
“Ammesso che a qualcuno possa
interessare, io cerco sempre di scrivere secondo il principio dell’iceberg:
i sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quel che conosco
è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così
il mio iceberg sarà sempre più solido. L’importante è
quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché ne è
all’oscuro, allora le lacune si noteranno. Il vecchio e il mare avrebbe
potuto esser lungo più di mille pagine, avrei potuto sviluppare gli abitanti
del villaggio, spiegare come sbarcano il lunario, come sono nati, se hanno studiato,
avuto figli, ecc. Ma questa è un’operazione che altri scrittori
sanno fare in modo eccellente e quando si scrive il limite è sempre quello
che già è stato fatto in maniera esauriente. Così ho cercato
di provare con qualcosa di diverso. Prima di tutto eliminare tutte le parti
superflue e trasmettere al lettore un’esperienza che potesse entrare a
far parte della sua, come quelle reali. E’ un’impresa difficilissima,
e ho dovuto lavorare sodo”
(Ernest Hemingway, Il principio
dell’iceberg. Intervista sull’arte di scrivere e narrare, trad.
it. di A. Tranfo, Genova, Il Melangolo, 1996, pp. 61-62).
Quel che resta, allora, dopo che il
“superfluo” (le descrizioni sociologiche, le storie passate e il
vissuto in corso non strettamente inerente alla storia, i paesaggi e le vicende
quotidiane che avvengono in e attraverso essi) è stato eliminato?
Quello che per Hemingway è l’essenziale. E’ questa forma
di riduzione all’essenziale che costituisce l’elemento di “teatralizzazione”
(che non è pura e semplice teatralità) della scrittura hemingwayana.
D’altronde l’unico esperimento fatto nella direzione della scrittura
per il teatro (il testo teatrale La Quinta Colonna che è precedente sia
a I Quarantove Racconti che a Per chi suona la campana) non è tra i più
perfettamenti riusciti dell’autore, in bilico com’è tra la
convenzione drammatica e la vocazione narrativa della scrittura.
Per “teatralizzazione” intendo, infatti, la capacità di Hemingway
di mettere in scena le diverse soggettività descritte nelle sue storie
e di farle interagire non attraverso descrizioni di luoghi o di vicende ma attraverso
il loro interscambio linguistico basato sulla capacità evocativa delle
immagini che le parole pronunciate si portano dietro veicolandole.
In sostanza: i dialoghi di Hemingway non sono soltanto il mezzo utilizzato per
comunicare informazioni ma sono delle vere “messe in scena” di immagini
che sostituiscono le descrizioni di quelle stesse immagini. In tal modo Hemingway
rispetta il principio dell’iceberg (e riduce pagine descrizioni e considerazioni
personali) e riconduce al rapporto tra i personaggi ( non a quello tra Autore
e Lettore) il nodo drammatico delle vicende che racconta.
Giuseppe
Panella è nato a Benevento l’8/3/1955. Si è laureato
in Storia della Filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa dove
attualmente insegna. Si è occupato di filosofia politica e storia
del pensiero politico (su questi temi ha pubblicato un’edizione
degli scritti di Robert Michels, Socialismo e fascismo (1925-1934), Milano,
Giuffré, 1991), di teoria e storia dell’estetica (ha curato
la Lettera sugli spettacoli di Jean Jacques Rousseau per Aesthetica Edizioni
di Palermo e Il paradosso sull’attore di Denis Diderot per La Vita
Felice di Milano; di particolare importanza il suo “Elogio della
lentezza. Etica ed estetica in Paul Valéry”, in aa.vv. Paul
Valéry e l’estetica della poiesis, a cura di M.T.Giaveri,
Aesthetica Preprints 23, Palermo, 1989).
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