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La
prima edizione della rassegna letteraria BAGLIORI D' AUTORE , patrocinata
dal Comune di Perugia e dal Centro Culturale Svizzero , è dedicata
alla vita e alle opere di Friedrich Dürrenmatt.
La rassegna prevede vari eventi legati all' opera dell' autore :
Dalla proiezione del film Assassinio sul ponte (1975) tratto dal romanzo
Il giudice e il suo boia con J.Voight , J.Bisset e lo stesso Dürrenmatt
in una inedita, quanto singolare, veste di attore , alla trasmissione
radiofonica del radiodramma Colloquio notturno con un uomo disprezzato.
Se sarà possibile ascoltare la lettura di alcuni brani tratti dai
romanzi principali dell' autore, sia in lingua italiana che in lingua
tedesca, ci sarà l' occasione, per di più ,di assistere
allo spettacolo teatrale Rinascere all’ alba ispirato a ‘La
Panne’ celebre racconto dell’ artista elvetico.
La rassegna prevede, inoltre un importante ciclo di incontri su alcuni
interessanti temi legati all’opera e al pensiero dell’autore.
Verranno affrontati temi attuali come quello della giustizia, con incursioni
nel mondo del romanzo giallo e del romanzo poliziesco . Saranno esaminate
le opere maggiormente legate ai miti dell’ antichità e i
testi teatrali che hanno reso Dürrenmatt una delle figure di maggior
rilievo nel mondo letterario del novecento.
Sono coinvolti nella figura di relatori alcune personalità umanistiche
italiane di grande rilievo :
Dal professor Alessandro Tinterri docente di Storia del teatro all’
Università degli Studi di Perugia a Giuseppe Panella dalla Scuola
Superiore Normale di Pisa.
Il progetto letterario prevede una nutrita partecipazione di studenti
dei 3 principali licei di Perugia (Classico Mariotti, Scientifico Alessi,
Scientifico Galilei) a tutti gli appuntamenti della rassegna.
Nei luoghi d'arte del centro storico di Perugia, quindi, un' occasione
unica, per conoscere più da vicino un autore di grande spessore
culturale e dai tanti inaspettati risvolti artistici e umani.
Friedrich
Dürrenmatt
Drammaturgo
e narratore svizzero di lingua tedesca, nato a Konolfingen nel 1921 e
morto nel 1990.
Insieme al connazionale Max Frisch è stato protagonista del rinnovamento
del teatro di lingua tedesca, trattando in chiave grottesca i problemi
della società contemporanea e smascherando le meschinità
nascoste dalla facciata perbenista della società svizzera. Come
sottolinea Mittner nella “Storia delle letteratura tedesca”,
Dürrenmatt si caratterizza per il suo recupero “della più
rigorosa moralità, che egli rafforza e nello stesso tempo riduce
all’assurdo attraverso l’esperienza esistenzialistica, poiché
nella realtà umana è capace di vedere soltanto una tragica
farsa voluta da un Dio crudele e imperscrutabile”.
Questo pessimismo, che sfocia in un vero e proprio nichilismo, conduce
Dürrenmatt, che pure è stato influenzato da Brecht, ad una
drammaturgia che è agli antipodi di quella di Brecht, con la constatazione
che il mondo, comunque, non possa essere cambiato.
Le sue maggiori opere teatrali sono Romolo il grande (1949), La visita
della vecchia signora (1956), Il sosia (1960), I fisici (1962), La dilazione
(1977), L'incanto (1987), La valle del disordine (1989). Soprattutto La
visita della vecchia signora appare come il capolavoro dell’autore,
uno dei più felici testi della drammaturgia degli ultimi cinquanta
anni. Il critico Corvine, in “Le Theatre nouveau a l’ètranger”
dice: “è sì, la parabola del denaro che corrompe le
coscienze ma è soprattutto un ritratto irresistibile e visionario
del mondo meschino della provincia Svizzera”.
Non meno rilevante la produzione letteraria di Dürrenmatt. Oltre
a numerosi racconti, fra cui spiccano La morte della Pizia, L’eclissi
di luna, La panne, Il Minotauro, Natale, sono di grande interesse i suoi
romanzi, Il sospetto, La promessa, Il giudice e il suo boia, nei quali,
attraverso il sapiente utilizzo di trame investigative, intende dimostrare
una tesi ben precisa: il caso governa i destini umani. L’accurata
costruzione di una rete chiusa e implacabile di eventi fittizi nella trama
di un romanzo, a maggior ragione poliziesco, dimostra di non essere un
valido specchio del reale e (il che è peggio) di essere una costruzione
intellettuale debole e monca. L’ansia conoscitiva ed etica dello
scrittore lo porta a demolire lucidamente come illusione e orgoglio la
visione del mondo borghese e positivista della letteratura poliziesca
classica all’inglese, basata sull’inchiesta e sulle rigide
deduzioni di quella macchina pensante che è il detective.
Il caso, imprevedibile, indeterminabile, è la legge del mondo,
che non è costruito come una rete chiusa di nessi prevedibili.
Dato che di un evento non conosciamo mai tutte le costanti e le variabili,
Dürrenmatt considera insopportabile la pretesa di affidarsi solo
alla ragione, senza considerare fattori di disturbo, che possono mandare
a carte quarantotto un disegno ben pianificato. Non a caso quindi il sottotitolo
de La promessa è infatti “Un requiem per il romanzo giallo”:
non solo il poliziotto faticherà invano per raggiungere la verità,
ma solo per un caso, di sfuggita, il narratore della storia verrà
a conoscenza della realtà dei fatti.
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